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La mortella è un racconto italiano in Lo cunto de li cunti di Basile: è il secondo racconto della prima giornata ed è narrato da Cecca.

Trama[]

Una coppia desidera tanto dei figli e la moglie dichiara che, pur di partorire qualcosa, non le importerebbe che fosse una pianta di mortella. Detto fatto dopo nove mesi partorisce davvero una mortella, la mette in un vaso e la cura ogni giorno come una figlia. Un giorno passa di lì il principe Cola Marchione che vede la pianta e ne rimane subito colpito. Dopo una lunga serie di trattative convince la donna a vendergli la pianta, con la promessa che la tratterà bene. Il principe cura amorevolmente la pianta per una settimana, e ogni notte una fanciulla fatata esce dalla pianta ed entra nel suo letto per poi scomparire all'alba. Il principe riesce infine a vederla di giorno e lei diventa la sua amante segreta.

L'idillio dei due amanti dura poco, perché il principe deve assentarsi per dare la caccia a un cinghiale che devasta le sue foreste. Il principe ordina a un servitore di curare la pianta e raccomanda alla fata di non uscire dalla mortella per nessun motivo: quando Cola Marchione sarà di ritorno suonerà un campanellino e solo allora lei potrà uscire senza pericoli. Nel frattempo sette amanti del principe, deluse dalle mancate attenzioni negli ultimi tempi, approfittano della sua assenza e fanno scavare una galleria fino alla sua stanza, per capire cosa lo tenga lontano da loro. Le donne restano colpite dalla mortella e ne prendono una fronda ciascuna, ma così fanno suonare il campanello: la fata crede che il principe sia tornato ed esce dalla pianta. Capito quale sia il segreto del principe, le dame uccidono la fata e la fanno in tanti pezzi tenendone uno a testa: solo la più piccola non partecipa all'omicidio e si limita a prenderle una ciocca di capelli.

Il servitore trova i resti della fata e la pianta tutta rovinata. Temendo l'ira del principe mette quel che resta della fata nella terra del vaso, sistema la stanza e lascia il paese. Cola Marchione torna e trova la pianta rovinata dalla quale la sua amata non esce più. Preso dallo sconforto il principe si deprime e si ammala, ma con il passare del tempo la pianta prende a rifiorire e la stessa fata rinasce, torna dal principe e racconta tutto quello che è successo. Cola Marchione organizza allora le nozze con la fata e durante il banchetto chiede agli invitati quale pena meriterebbe chi facesse del male a una fanciulla come la sua sposa. Arrivato il turno delle sette dame, quelle rispondono che il colpevole meriterebbe di essere rinchiuso a vita nelle fogne. Il principe accetta quella sentenza e ordina che le dame vengano subito chiuse nelle fognature della città: solo la sorella più piccola viene perdonata e fatta sposare con una buona dote al servitore del principe. I genitori della mortella ottengono delle ricchezze, mentre il principe e la fata vivono una vita allegra.

Varianti e fiabe simili[]

Varianti italiane[]

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